A quanto pare avremo il nucleare. Ecco i primi pensieri che mi passano per la testa.
Una centrale nucleare ha benefici (energia meno cara) e costi (rischi di fughe radioattive, inquinamento da scorie...). Come decidere se i benefici valgono i costi?
1.
Supponiamo che un imprenditore privato costruisca una centrale nucleare. Se l'imprenditore è razionale, egli costruirà la centrale solo se "ne vale la pena", cioè se il beneficio che egli si aspetta per sé (il profitto) è maggiore del costo che egli si aspetta per sé. Le parole "per sé" sono particolarmente importanti. Non possiamo assumere che l'imprenditore sia altruista: egli si preoccuperà solo dei costi e dei benefici per sé, non dei costi (e dei rischi) per il resto della popolazione.
Supponiamo ora che in quel Paese i diritti di proprietà siano applicati rigorosamente, cioè che il proprietario della centrale sappia che sarà responsabile per qualunque danno eventualmente causato alla persona e alla proprietà altrui. Cioè, ogni danno fatto agli altri si riflette su di lui in egual misura; qualunque sofferenza che lui infligga agli altri viene inflitta su di lui. In questo caso il costo per lui diventa uguale al costo per il paese. Quindi la condizione precedente si può riscrivere così:
L'imprenditore costruirà la centrale solo se il suo profitto atteso è maggiore del costo atteso per il paese.
Concentriamoci ora sul profitto atteso: che cosa rappresenta? Ricordiamo che i cittadini comprano volontariamente l'energia da lui. Questo significa che per i cittadini quell'energia valeva i soldi spesi. Cioè, il beneficio che ne hanno tratto è maggiore del prezzo che hanno pagato. Ma quest'ultimo (il prezzo pagato) è uguale all'introito dell'imprenditore. Ne segue che il beneficio per il paese è maggiore degli introiti per l'imprenditore. Ciò significa che, in un mercato libero e volontario, il tuo profitto è una misura del beneficio che dai agli altri. Se un imprenditore ha un grande profitto, vuol dire che ha dato alla società un beneficio molto grande; che ha reso felici molte persone. Se ha un basso profitto, vuol dire che ha reso felici poche persone. Se ha una perdita, vuol dire che per la gente il servizio che egli fornisce non vale ciò che costa.
Riassumendo: in un mercato libero il profitto dell'imprenditore coincide col beneficio che dà al paese. Quindi la condizione precedente si può riscrivere così:
L'imprenditore costruirà la centrale solo se il beneficio atteso per il Paese è maggiore del costo atteso per il Paese.
In questo caso, dov'è il problema?
Riassumiamo il tutto dicendo che un mercato libero, fondato sul rispetto della proprietà privata, fornisce un meccanismo di "contrappesi e bilanciamenti" che fanno sì che una cosa venga prodotta solo se vale ciò che costa, cioè se il "beneficio sociale" è maggiore del "costo sociale" (compresi i rischi di catastrofi, i danni dell'inquinamento, ecc). Intuitivamente, se una cosa ha un grande beneficio potenziale e un rischio molto piccolo, noi vogliamo che sia costruita. Se invece il rischio supera il beneficio, non vogliamo che sia costruita. Il mercato privato garantisce automaticamente ciò. Chiediamoci ora se per la proprietà pubblica vale lo stesso discorso.
2.
Supponiamo che la centrale sia stata costruita non da un privato, che rischia in prima persona il proprio capitale e risponde in prima persona dei danni, bensì dal governo coi soldi dei contribuenti. Nascono due domande interessanti.
Prima domanda: chi risponde di eventuali danni? Se c'è una fuga radioattiva, Berlusconi dovrà rifondere i danni? Verrà forse messo ai lavori forzati per il resto della sua vita per risarcire le vittime non consenzienti? Verrà forse torturato per infliggere su di lui le stesse sofferenze che ha inflitto agli altri? O comunque, se non Berlusconi, ci sarà qualcuno che risponderà dei danni in prima persona? Se nessuno risponde dei danni, perché dovremmo credere che questi danni (probabilistici) siano minori dei benefici? Perché dovremmo credere che la costruzione della centrale sia davvero un "bene per il Paese"? Ricordiamo che per costruire una centrale non è sufficiente che ci siano dei benefici. Bisogna che i benefici siano maggiori dei costi (probabilistici).
Seconda domanda: se un imprenditore privato rischia i propri soldi per costruire una centrale, è perché ha stimato che le spese saranno recuperate in seguito, con le vendite dell'energia. Cioè, ha stimato che gli italiani hanno un gran bisogno di questa centrale; un bisogno così grande che pagheranno volontariamente abbastanza da compensare i costi di costruzione della centrale, più i costi dei dipendenti. Cioè ha stimato che per il paese la centrale vale ciò che costa. Se invece nessuno si è accollato il rischio di non recuperare il costo di costruzione, perché dovremmo credere che la centrale valga effettivamente ciò che costa? Che garanzia abbiamo che questa non sia solo una trovata propagandistica del governo?
Al politico che dice che "gli italiani hanno un gran bisogno di questa centrale" si potrebbe rispondere così:
Quando dici che "gli italiani ne hanno bisogno" stai affermando che i consumatori comprerebbero volontariamente abbastanza energia da compensare i costi di costruzione della centrale e i costi operativi. Ma, se ne sei così sicuro, allora perché non costruisci tu la centrale, coi tuoi soldi? Se non hai i soldi, fatti fare un prestito. Se l'investimento è così sicuro come dici, non dovresti avere problemi a raccogliere i fondi. La gente farà a gara per investire nell'impresa.
Le azioni pesano di più delle parole. Perché dovrei fidarmi delle stime di qualcuno fino a che costui non si assume il rischio che siano sbagliate?





9 commenti:
A me fanno ridere. Anche supponendo di essere in un paese in cui gli appalti vengano dati ad imprese consenziente del proprio dovere e non legate a mafia e camorra, qualcuno gliel'ha spiegato che se cominciano a costruire nel 2012 prima del 2022 non si vedranno risultati? E che entro il 2022 probabilmente avranno già scoperto una quarta generazione di nucleare, e quindi dovremmo ricominciare tutto daccapo?
Peggio ancora: dove sperano di trovare i miliardi necessari alla costruzione? E le scorie? Le seppelliamo sotto Napoli come tutti gli altri rifiuti tossici?
E le scorie? Le seppelliamo sotto Napoli come tutti gli altri rifiuti tossici?
Lo stato potrebbe rispondere che il costo sociale delle scorie è minore del beneficio che la centrale darebbe al paese. E si torna al punto centrale: perché dovremmo crederci, finché uno non rischia i propri soldi confidando negli incassi futuri?
Anche supponendo di essere in un paese in cui gli appalti vengano dati ad imprese consenziente del proprio dovere e non legate a mafia e camorra,
In un paese normale, secondo me, gli appalti non vengono "dati" da nessuno. Né dalla mafia né dallo stato. Semplicemente, un imprenditore acquista dei terreni (anziché espropriarli come fa lo stato) e ci costruisce quello che vuole. Acquista anche il diritto di inquinare con le scorie radioattive dai legittimi proprietari delle zone circostanti. Se l'imprenditore non ha i soldi sufficienti per acquistare il diritto di inquinare con le scorie, significa che la centrale non vale ciò che costa, quindi è bene che non viene costruita.
qualcuno gliel'ha spiegato che se cominciano a costruire nel 2012 prima del 2022 non si vedranno risultati?
Berlusconi potrebbe risponderti che il beneficio a lungo termine vale il costo a breve termine (compreso il rischio che la tecnologia sia subito obsoleta). E di nuovo torneremmo alla questione centrale: come mi dimostri che il beneficio vale il costo, se non ti sobbarchi dei rischi?
L'articolo è molto convincente (sopratutto nella pars destruens contro lo stato costruttore di centrali), ma mi sorge un dubbio,non relativo alle tue argomentazioni in questo articolo (che trovo logicamente inattacabili) ma più generale,sulle informazioni ingannevoli sui costi/benefici (nel caso specifico,ad esempio su dichiarazioni ingannevoli sulla destinazione dei rifiuti e sullo stoccaggio degli stessi).
E' giusto che chi rilascia dichiarazioni false o ingannevoli venga punito anche solo per l'informazione ingannevole, se questa viene scoperta, oppure deve pagare SOLO se provoca danni?
In pratica: mentire sui costi/benefici del proprio prodotto è illegale, in un ottica libertaria? (So che già, vedi Rothbard, che mentire sulla vita altrui non lo è, ma mi chiedo se la falsa attestazione di qualità del prodotto scambiato sia ESSA STESSA criminale, o lo sia SOLO se provoca danni...).
@ Kirbmarc.
Sei fin troppo generoso :). Riesco a immaginare molti modi di attaccare il mio articolo. 1. Un economista austriaco mi direbbe che sto facendo comparazioni interpersonali di utilità, che sono illecite. Essi sostengono che è del tutto insensato sommare le utilità per parlare di "costo sociale" e "beneficio per la società". A questa critica sinceramente non saprei replicare. 2. Un economista mainstream forse proverebbe ad attaccarlo secondo la teoria dei beni pubblici e delle esternalità, ma non sono sicuro quanto siano corrette o applicabili in questo caso. 3. Un altro modo di attaccarlo è notare che la stima sui danni è stata fatta dall'imprenditore, non dalle singole persone. Che succede se l'imprenditore (o il politico) valuta la probabilità di esplosione in modo diverso dal cittadino? 4. Infine, forse ho fatto qualche confusione tra profitto e incasso, e tra costo e prezzo, ma credo che si questo si possa correggere senza invalidare il tutto.
Veniamo alle tue domande, che riguardano la teoria libertaria, quindi entriamo in un mondo ipotetico e ideale :)
Se ben ricordo, l'informazione ingannevole è illegittima solo quando si concretizza nella frode, la quale è vista come un furto. Ad es., io non posso dirti che ti vendo un cd che contiene un corso di inglese quando invece contiene un corso di francese. Però posso _omettere_ di dirti qualcosa sul contenuto del CD che ti avrebbe fatto capire che esso non fa al caso tuo. Il motivo è che le informazioni nel mio cervello, il contenuto del mio cervello, appartengono a me, e non sono obbligato a dartele. (Altrimenti, dovremmo punire un insegnante perché si fa pagare anziché insegnarti gratis ciò che sa)
> E' giusto che chi rilascia dichiarazioni false o ingannevoli venga punito anche solo per l'informazione ingannevole, se questa viene scoperta, oppure deve pagare SOLO se provoca danni? ...
Se c'era un contratto che lo vincolava a dare informazioni vere, certo che deve essere punito. (frode.) Se invece non c'era nessun contratto o promessa, è legittimo dare informazioni false, anche se provocano danni. Ad es. se io ti fermo per la strada e ti chiedo da che parte è lo stadio, e tu per cattiveria mi indichi un vicolo dove sai che verrò aggredito da un cane feroce, dov'è la violazione del diritto? Non è equivalente a spingerti con la forza in quel vicolo. Il secondo sarebbe aggressione, il primo no. 1) Non c'era un contratto tra di noi (neppure implicito) che mi vincolava a dire il vero. 2) Tu eri libero di ignorare le mie parole e i miei consigli.
> (nel caso specifico,ad esempio su dichiarazioni ingannevoli sulla destinazione dei rifiuti e sullo stoccaggio degli stessi).
Hmm. Non capisco perché ti preoccupi di questa questione. Ricapitoliamo. Io acquisto un terreno e ci costruisco una centrale. Sto esercitando un diritto. Acquisto un altro terreno e ci metto i rifiuti radioattivi. Sto esercitando un mio diritto. _Non_ sono tenuto a dire a nessuno cosa faccio col mio terreno; se ci metto dei rifiuti o un bosco fiorito. Se anche dico qualcosa, non sono tenuto a dire la verità. Se a te interessa sapere cosa io faccio davvero nel mio terreno, sei libero di pagare un investigatore (senza violare i miei diritti).
Ovviamente, se i miei rifiuti radioattivi fanno dei danni, io ne sono responsabile. Se le radioazioni inquinano il terreno altrui, io ne rispondo. Se i pomodori nel terreno altrui coinciano a pesare 40 chili, io ne rispondo. Se le scorie radioattive causano il cancro a qualcuno, io ne rispondo. A meno che io non abbia acquistato precedentemente il diritto di inquinare dai legittimi proprietari.
In generale, io posso inquinare solo 1) il mio terreno; 2) quei terreni per i quali ho acquistato il diritto di inquinare. Se inquino qualunque altra cosa, rispondo dei danni. Ciò garantisce che avvenga solo la quantità di inquinamento che vale ciò che costa. Confronta tutto ciò con il governo, che può espropriare i terreni anziché doverli acquistare.
In tutto ciò, che rilevanza ha ciò che io dichiaro? Non ho ben capito.
preoccupazioni non campate in aria, considerando che la costruzione della centrale sperimentale PWR di terza generazione in Francia, è stata rallentata dal fatto che il calcestruzzo utilizzato per la costruzione era scadente, forse perché qualcuno ci aveva fatto la cresta...
("In riferimento a problemi di controllo qualità del calcestruzzo utilizzato durante la costruzione delle fondamenta della centrale, nel 2006 sono stati annunciati ritardi di circa 1 anno per l'ultimazione della centrale stessa. I ritardi sono stati causati in parte dalla mancanza di supervisione del lavoro dei subappaltatori addetti alla costruzione") da http://it.wikipedia.org/wiki/European_Pressurized_Reactor
Il tuo ragionamento non è sempre valido. Se fosse così, allora non avremmo infrastrutture al di fuori dei grandi centri urbani. Per questo io credo che le infrastrutture (incluse le eventuali centrali nucleari, ma anche reti elettriche, informatiche, stradali ecc.) debbano essere statali...
Se sei interessato, il resto della fabiosofia sta
fabiosirigu:
1. non puoi semplicemente assumere che le infrastrutture debbano esistere. 2. anche assumendolo, non hai fornito alcuna giustificazione del fatto che dei privati non possa costruire infrastrutture. Anzi, storicamente, questo è semplicemente falso. Le strade, le ferrovie, le poste, ecc, erano in origine tutte private. Intuitivamente è ovvio che se il paese ha bisogno ad es. di un ponte, allora c'è un mercato per costruire questo ponte, quindi c'è interesse per dei privati a mettere insieme i propri soldi e costruirlo.
Nell '800 le infrastrutture le costruivano i privati perché non c'era il concetto di stato sociale, nel '900 gli Stati si sono resi conto dell'importanza che rivestivano per l'economia e si sono dati da fare. In tutte le nazioni progredite, le infrastrutture ad un certo punto sono state prese in mano dallo Stato e portate avanti a prescindere dalla redditività. Quello che voglio dire è che lo Stato può permettersi di fare delle opere anche se non convenienti perché ha (giustamente) altre priorità oltre al guadagno economico, mentre il provato ha solo quest'ultimo. In altri termini, lo Stato può spendere 100 per guadagnare 10 se ciò porta benessere, progresso, felicità. Il privato no.
Credo che tu centri il problema: secondo i detrattori del nucleare i costi assicurativi sarebbero proibitivi per un privato che volesse lanciarsi in questa avventura. In pratica senza le sovvenzioni dello stato nessun privato avrebbe convenienza a costruire centrali nucleari.
Per quanto riguarda le infrastrutture il fatto è che nell'opinione di molti quanto viene considerato "bene pubblico" come poste, telecomunicazioni, strade ecc. deve essere se non di proprietà dello stato quanto meno regolato rigidamente da esso (e vedi che in paesi liberisti come gli USA ci sono regole precise per la gestione di stazioni televisive per cui ad es. noi due - in quanto non statunitensi non potremmo aprire un'emittente tv negli USA)
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