giovedì 7 aprile 2011

Quiz - il politico e l'economista

Aggiornamento più sotto.

Il blog Quiz & rompicapo , che vi consiglio, mi ha chiesto un nuovo quiz logico da pubblicare. Eccolo qua:

Un politico ed un economista si trovano ad una cena VIP. Nella conversazione serale, il politico suscita l'approvazione degli ospiti sostenendo che è necessario imporre un dazio alle merci provenienti dalla Cina, perché la Cina ci sta "togliendo posti di lavoro". I cinesi, argomenta il politico, lavorano 12 ore al giorno; inoltre hanno una moneta svalutata artificialmente che fa sì che i loro prodotti per noi costino pochissimo, una volta convertito il loro prezzo da yuan ad euro. Per tutti questi motivi, il politico conclude che "non possiamo competere con loro: riescono a produrre tutto a costo minore". A questo punto, l'economista interviene e risponde: "Mi scusi, ma quello che ha appena detto è impossibile". L'economista ha ragione. La domanda è: perché è impossibile?


Suggerimento: si tratta di una impossibilità logica, non di un'affermazione empirica che abbia senso cercare di falsificare sperimentalmente.


Secondo suggerimento (dopo i puntini):
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la traccia della soluzione è questa: supponiamo che esista qualcosa che i cinesi riescono a produrre a costo minore di noi; bisogna far vedere che esiste necessariamente qualcos'altro che noi riusciamo a produrre a costo minore di loro. (E quindi è impossibile che la Cina ci "tolga il lavoro".)



Terzo suggerimento:
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bisogna avere chiaro il concetto di "costo". Il "costo" per te di avere qualcosa è ciò a cui tu rinunci per avere quella cosa. Ad esempio, se il giornale costa 6 euro, il "costo" per me di quel giornale è 6 euro, perché per averlo devo rinunciare a 6 euro. Inoltre, se con quei 6 euro avrei comprato una pizza, possiamo dire che il costo per me di quel giornale è una pizza.


Aggiornamento (aggiunto il 5 maggio 2011)

Quarto suggerimento:
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Supponiamo che tu sappia produrre patate e carote. Se produci patate, rinunci a produrre carote. Quindi, il costo per te di produrre patate sono le carote che non produci.





Quinto suggerimento:
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Supponiamo per semplicità che esistano solo due beni (patate e birra). E supponiamo che tu sia più bravo di me in tutto. Cioè, in un ora tu sai produrre più patate di me, e sai anche produrre più birra di me. Dobbiamo far vedere che, se tu produci patate a costo minore di me, allora necessariamente io produco birra a costo minore di te. Questa è la traccia della dimostrazione.

La soluzione è nei commenti. Inoltre penso che farò un post a parte per un'analisi della soluzione e delle sue implicazioni sociali.

mercoledì 9 febbraio 2011

"Vai a zappare, altrimenti ti sparo" (La sanità pubblica)

"Come potete credere che la tassazione sia intrinsecamente immorale? E' forse immorale che lo Stato costringa un ricco a pagare qualche euro per sfamare un bambino che sta morendo di fame, o per curare un malato che non ha i soldi per le cure e altrimenti morirebbe?"
--Mario Rossi, cittadino tipico


Questa frase riflette il pensiero della stragrande maggioranza delle persone in tutto il mondo, e probabilmente è la ragione per cui esiste il cosiddetto Stato Sociale.

E come si potrebbe pensare di dissentire? Chi potrebbe essere così spietato o così egoista da esprimere un'opinione contraria?

Eppure, basta rendere esplicito quello che Mario Rossi sta dicendo, e immediatamente la sua posizione assume un aspetto diverso.

Prima di tutto notiamo che, se Mario Rossi, invece di parlare, desse da mangiare all'affamato, non ci sarebbe bisogno di tassare qualcun altro per farlo. Quindi, la posizione di Mario Rossi si può riscrivere così: "Io non voglio sfamare il bambino che muore di fame, ma qualcun altro deve essere costretto con la forza a farlo".

Adesso la posizione di Mario Rossi non sembra più così evidentemente giusta, ma inizia ad apparire  quantomeno discutibile.

Ma continuiamo ad esplicitare quello che Mario Rossi sta dicendo: concentriamoci adesso sulla frase "qualcuno deve essere costretto con la forza a sfamarlo". Costringere qualcuno a sfamare il bambino significa: prendere una pistola; puntarla alla testa di un estraneo; e dirgli: "Adesso prendi questa pala e vai nei campi a coltivare la terra, altrimenti ti sparo".

Come vedete, una volta che si esprime la frase di Mario Rossi in forma più esplicita, diventano evidenti l'immoralità e l'orrore contenuti in essa.

Mario Rossi sta sostenendo l'aggressione di un innocente. Ma non solo: sta sostenendo la schiavitù. Infatti, ciò che Mario Rossi fa (prendere la pistola e costringere un estraneo a coltivare la terra sotto minaccia di morte) è la forma più pura di schiavitù. E' schiavitù in senso letterale, non per modo di dire. (Tra l'altro, dato che Mario Rossi nega di sostenere la schiavitù, è ridotto in contraddizione.)

Ma forse, se l'estraneo è ricco, cambia qualcosa? Non si vede perché: costringere qualcuno a coltivare la terra sotto minaccia di violenza non diviene lecito se costui è ricco; i ricchi non hanno meno diritti degli altri.

Notate che non sto facendo ricorso a trucchi retorici per mettere in cattiva luce la posizione di Mario Rossi: sto solo esplicitando ciò che Mario Rossi intende dire, quando dice che "qualcuno deve essere costretto a sfamare gli affamati". Al contrario, era Mario Rossi che, mediante artifici retorici come l'uso del passivo e dell'impersonale, riusciva a nascondere la natura invasiva e violenta delle sue idee. Solo una volta che qualcuno ha esplicitato il vero significato delle sue parole, questa natura è venuta alla luce.

Questa è una tecnica che bisogna padroneggiare, se si vuole combattere il male. Potremmo chiamarla la "tecnica dell'altrimenti-ti-sparo" oppure la "tecnica dell'esplicitazione del non detto", o ancora la "tecnica della riduzione alla schiavitù". La la tecnica consiste (ironicamente) semplicemente nel rendere esplicito quello che l'interlocutore sta davvero dicendo.
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Chiariamo un possibile fraintendimento: qui nessuno sta affermando che il bambino affamato debba morire. Nessuno ti impedisce di sfamare l'affamato. Tutti sono liberi di farlo. E dato che la maggior parte della gente ha a cuore l'affamato, è statisticamente certo che qualcuno gli darà da mangiare, quindi la coercizione non è necessaria. E se non hai la capacità economica per raggiungere l'affamato che vuoi sfamare (ad esempio perché costui si trova all'altro capo del mondo), anche in questo caso nessuno ti impedisce di finanziare un'associazione caritatevole finalizzata a sfamare gli affamati. E se questo ancora non ti basta, nessuno ti impedisce di entrare liberamente in una comunità in cui tu sei costretto a sfamare gli affamati, e anche tutti gli altri sono costretti a farlo. (In altre parole, nessuno ti impedisce di entrare in una comunità dove tutti sono schiavi di tutti gli altri. Basta che tu non pretenda di costringere un non consenziente ad entrarci.) L'unica cosa che non hai il diritto di fare è costringere un estraneo a fare ciò che tu non vuoi o non sai fare. Questo sarebbe schiavitù.

La sanità pubblica

Facciamo un altro esempio ed applichiamo la tecnica ad un argomento che si verifica ancora più di frequente: la sanità pubblica. I socialisti (di destra e di sinistra) dicono spesso cose come "non deve mai succedere che qualcuno muoia perché non ha i soldi per le cure o perché non ha l'assicurazione". Questo sembra la cosa più ragionevole del mondo; chi sarebbe così spietato ed egoista da pensarla diversamente?

Ma applichiamo la "tecnica dell'esplicitazione del non detto" a questa affermazione. Quello che il socialista sta dicendo è equivalente a dire che, se Tizio non ha i soldi per pagarsi le cure, e nessuno lo vuole curare gratis, allora qualcuno deve essere costretto con la forza a curarlo. Ma che significa esattamente questo? "Costringere qualcuno a curare Tizio" significa: prendere la pistola; puntarla alla testa di un medico; e dirgli "Adesso tu curerai Tizio, altrimenti ti sparo".

Questo è come dire che i medici devono essere schiavizzati.

Ovviamente non è così semplice: il socialista, quando gli fai notare questo, risponderà che c'è stato un malinteso: "Io non sostengo niente del genere; non voglio certo schiavizzare nessuno, per carità. I medici devono curare i malati solo se lo vogliono, o perché sono generosi o perché attratti dal denaro che viene offerto loro in cambio. Soltanto, dico che, se uno non ha i soldi per pagare il medico, deve essere lo Stato a farlo."

Ma, così facendo, il socialista non ha eliminato la schiavitù: ha solo trasferito la schiavitù dal medico a qualcun altro. Infatti, lo Stato ottiene le proprie entrate con la forza, non con lo scambio volontario. Quindi, se non è il medico ad essere schiavizzato, ci deve essere necessariamente qualcun altro a cui è stata puntata la pistola alla tempia, ed a cui è stato detto: "Adesso tu prendi questa pala, vai nei campi, zappa la terra, pianta i semi, innaffia, mieti, e continua a far questo fino a che non avrai cibo sufficiente a convincere qualche medico a scambiare i suoi servizi con questo cibo. Se non lo fai, ti sparo in testa."

Questo è quello che il socialista sta proponendo. Letteralmente. E questo, ovviamente, è moralmente equivalente a costringere il medico a curare il malato. Soltanto, il meccanismo di sfruttamento è più indiretto: invece che costringere direttamente il medico a fare qualcosa, costringi X a produrre Y e a scambiarlo con il servizio del medico. Ma l'immoralità non è diminuita: prima la vittima di tutto questo era il medico, adesso è un altro lavoratore. La vittima è stata resa meno evidente, perché lo sfruttamento è più indiretto e meno visibile; ma una vittima c'è sempre.

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P.S.: nei commenti rispondo ad alcune obiezioni comuni.

giovedì 2 settembre 2010

Il Paradosso del Risparmio di Keynes

(aggiornato il 9 settembre 2010)

Una concezione popolare dice che, se la gente smette di spendere soldi e comincia a tenerli, come si suol dire, “sotto il materasso” [1], questo porterà l’economia in recessione e, in particolare, provocherà un’ondata di disoccupazione. Il ragionamento è questo:
(1) Se la gente improvvisamente comincia a spendere meno di prima, cioè a tenere più soldi di prima “sotto il materasso”, allora i business (le imprese, i negozi, ecc) nel complesso vedranno diminuire le proprie entrate, per cui dovranno ridurre le proprie uscite oppure chiudere bottega. Qualunque di queste due cose scelgano di fare, la disoccupazione aumenterà. Infatti, se chiudono bottega, la disoccupazione aumenterà per definizione. Se invece riducono le proprie uscite, anche in questo caso la disoccupazione aumenterà, per la ragione che segue. In teoria, per ridurre le proprie uscite ci sono (almeno) due modi: ridurre i salari o licenziare del personale. Ma in pratica ridurre i salari non è possibile, perché i salari sono rigidi verso il basso nel breve periodo (ad esempio perché i sindacati convincono i lavoratori a non accettare ribassi di salario; o perché lo Stato impone un salario minimo; o perché i contratti di lavoro sono a lungo termine e non possono essere modificati prima che scadano); quindi, di fatto, i business reagiranno licenziando una parte del personale. Queste persone licenziate, trovandosi senza lavoro, spenderanno ancora meno, il che a sua volta produrrà una ulteriore riduzione delle entrate dei business, il che produrrà una ulteriore ondata di licenziamenti, e così via, in una spirale auto-alimentante.

Riassumendo, e saltando i passaggi intermedi, l’argomento afferma che
(2) Se la gente spende meno, e i salari sono rigidi verso il basso, la disoccupazione aumenta.

Nota: Questo argomento è stato popolarizzato da Keynes, che lo chiamava “Paradosso del risparmio”. Keynes ne traeva la conclusione che, se la gente spende meno, il governo deve spendere di più, per impedire una crisi caratterizzata da alta disoccupazione. (Viene da chiedere perché non concludesse che il governo debba eliminare le rigidità dei salari, ma questo è un altro discorso.) Sulla scia di Keynes, oggi la maggior parte della gente crede che, se il denaro “circola”, ciò “mette in moto” l’economia, e che, se invece la gente non spende, l’economia “si arresta” o “ristagna”.

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Nota: a volte l’argomento (2) viene espresso nella forma

(3) Se la domanda aggregata diminuisce, e i salari sono rigidi verso il basso, questo produrrà un aumento della disoccupazione.

Questa formulazione è equivalente alla (2), perché dire “la domanda aggregata diminuisce” è come dire “la gente complessivamente spende meno”. Io per semplicità eviterò il termine “domanda aggregata” e continuerò a dire “la gente spende meno”.

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Ricapitolando, l’argomento (2) dice che, se la gente spende meno, la disoccupazione aumenterà. Ma questo argomento è vero o è falso?

Sebbene l’argomento sia accettato da molti economisti eminenti tra cui Hayek (che chiama il fenomeno “depressione secondaria”), ho sempre avuto la sensazione che l’argomento fosse sbagliato. Cercherò quindi di spiegare dov’è secondo me l’errore nel ragionamento keynesiano (esposto al punto 1).

Prima di tutto esploriamo i vari significati della tesi keynesiana (2). Ci sono solo due cose che posso fare con i miei soldi: o li spendo, o li conservo (cioè li “tengo sotto il materasso”, come si suol dire). Quindi, la tesi keynesiana (2) si può riscrivere in modo equivalente così:

(4) TESI: se la gente conserva più soldi di prima “sotto il materasso”, e i salari sono rigidi verso il basso, la disoccupazione aumenta.

Ora, dire che la gente vuole conservare più soldi di prima è come dire che è più riluttante di prima a separarsi dai soldi. Cioè, per separarsi dalla stessa quantità di soldi, la gente ora chiederà in cambio più di quello che chiedeva prima. O (equivalentemente) per ottenere la stessa quantità di soldi, ora la gente offrirà in cambio più di quello che offriva prima. Tutto questo equivale a dire che, per la gente, i soldi hanno maggior valore di prima. Quindi la tesi keynesiana (4) si riscrive in modo equivalente così:

(5) TESI: se per la gente i soldi hanno maggior valore di prima, e i salari sono rigidi verso il basso, questo produrrà un aumento della disoccupazione.

E’ importante capire cosa significa che “i soldi hanno maggior valore di prima”, sia dal punto di vista dei venditori che degli acquirenti. Dal punto di vista dell’acquirente, significa che sono più riluttanti a separarsi dai soldi, cioè:
  • (6) se per me i soldi hanno maggior valore di prima, allora, per convincermi a pagarti quello che ti pagavo prima, ora dovrai darmi più beni e servizi di prima.
  • (7) O equivalentemente: se per me i soldi hanno maggior valore di prima, allora, per avere la stessa quantità di beni e servizi che avevo prima, ora sono disposto a pagare meno di prima.

Dal punto di vista del venditore, significa che i venditori sono più desiderosi di ottenere soldi, cioè:

  • (8) se per me i soldi hanno maggior valore di prima, allora sarò disposto a offrire più beni e servizi di prima in cambio della stessa cifra che ricevevo prima;
  • (9) O equivalentemente: se per me i soldi hanno maggior valore di prima, allora sono disposto ad offrire la stessa quantità di beni e servizi che offrivo prima in cambio di meno soldi di prima.

Il fatto che i soldi hanno maggior valore si può esprimere in modo equivalente dicendo che è aumentata “la domanda di moneta”. Vediamo perché. Definiamo prima di tutto il concetto di “domanda di moneta”:
(10) Definizione: La mia “domanda di moneta” è ciò che io sono disposto a offrire in cambio di una data quantità di moneta.
In particolare, se io sono disposto a offrire più di prima per ottenere la stessa quantità di moneta di prima, diciamo che la mia domanda di moneta è aumentata. D'altra parte, se io sono disposto a offire più di prima per quei soldi, significa che i soldi per me hanno maggior valore. Quindi, dire "i soldi hanno maggior valore" è come dire "la mia domanda di moneta è aumentata". Quindi la (9) si può riscrivere così:
(11) Se la mia domanda di moneta aumenta, allora sono disposto ad offrire la stessa quantità di beni e servizi che offrivo prima in cambio di meno soldi di prima.
Una legge logica elementare dice che
(A ⇒ B) (⌉B ⇒ ⌉A)

oppure, a parole,

(A implica B) equivale a (non-B implica non-A)

Quindi la (11) si può riscrivere così:
(12) se io non sono disposto a offrire la stessa quantità di beni e servizi che offrivo prima in cambio di meno soldi di prima, allora la mia domanda di moneta non è aumentata.
Questo si può esprimere sinteticamente così:

(13) se la mia offerta di lavoro non è aumentata, allora la mia domanda di moneta non è aumentata.

Per adesso mettiamo da parte questo risultato e torniamo alla (5). Ora che abbiamo definito la domanda di moneta (punto 10), la tesi keynesiana (5) si può riscrivere in forma equivalente così:
(14) TESI: se aumenta la domanda di moneta della gente, e i salari sono rigidi verso il basso, la disoccupazione aumenta.
In seguito faremo vedere che la tesi (14) è falsa. Prima di farlo, analizziamo le conseguenze di un aumento di domanda di moneta.

Supponiamo che sia aumentata la domanda di moneta. Allora, come abbiamo detto, i datori di lavoro saranno più riluttanti a separarsi dalla moneta. Cioè, per acquistare la stessa quantità di lavoro di prima, saranno disposti a pagare meno di prima. O, equivalentemente, se il salario resta lo stesso di prima, i datori di lavoro vorranno acquistare meno ore di lavoro di prima.

Quindi, o i datori di lavoro mantengono lo stesso salario ma acquistano meno ore di lavoro, o mantengono le stesse ore di lavoro ma riducono il salario ai dipendenti, o una combinazione delle due cose. Questo si può esprimere graficamente:



Il grafico va letto in questo modo: i datori di lavoro, adesso, sono più riluttanti a separarsi dai soldi. Cioè, ad ogni dato salario, vogliono acquistare meno ore di lavoro di prima. Quindi la curva della “domanda di lavoro” si sposta verso il basso, passando da D a D’, come mostrato dalla figura. Cioè, la domanda di lavoro diminuisce.

E’ importante capire che, finora, noi non sappiamo cosa succederà all’occupazione: non sappiamo se i datori di lavoro ridurranno il salario acquistando lo stesso numero di ore di lavoro di prima, oppure manterranno lo stesso salario ma acquisteranno meno ore di lavoro di prima (cioè licenzieranno qualcuno). Nel secondo caso la disoccupazione aumenterà, nel primo caso no. Per sapere quale dei due esiti si verificherà, dobbiamo sapere come cambia l’offerta di lavoro da parte dei dipendenti, e dove questa curva interseca la domanda di lavoro.

Parliamo quindi dell’offerta di lavoro. Cosa sappiamo? Per ipotesi sappiamo che per i dipendenti è aumentata la domanda di moneta. Cioè, per avere la stessa quantità di moneta di prima, saranno disposti a offrire più lavoro di prima. O, equivalentemente, per lavorare la stessa quantità di prima, saranno disposti ad accettare meno soldi di prima. Graficamente:


Il grafico si legge così: per ogni dato salario, i lavoratori sono disposti ad offrire più lavoro di prima. Quindi la curva dell’offerta di lavoro si sposta verso l’alto. Cioè l’offerta di lavoro aumenta.

Quello che succederà all’occupazione dipende dall’intersezione delle due curve (domanda di lavoro e offerta di lavoro). Sovrapponendo le due curve, si vede che il salario diminuisce ma le ore di lavoro restano invariate:

Dato che l’offerta è aumentata e la domanda è diminuita, le ore di lavoro non cambiano, cioè non c’è un aumento della disoccupazione. L’unica cosa che cambia è il salario, che è diminuito, da S ad S’.

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Quello che non dobbiamo dimenticare è che, a fronte della diminuzione della domanda di lavoro, c’è stato un aumento dell’offerta di lavoro. Le due curve non sono indipendenti, bensì sono indissolubilmente collegate tra loro: se si spostano, si devono spostare entrambi di pari passo in direzioni opposte, perché i loro spostamenti derivano dalla stessa causa, cioè da un aumento generalizzato della domanda di moneta (cioè del valore dei soldi per la gente). In parole povere: se il valore dei soldi aumenta, è vero che io sarò più riluttante a cedere soldi in cambio di lavoro, ma tu sarai più disposto a cedere lavoro in cambio di soldi. Quindi le curve si spostano assieme, in direzioni opposte, e la quantità complessiva di ore di lavoro non diminuisce; cioè, l’occupazione non diminuisce.

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Ed ora arriviamo alla tesi keynesiana (14), che afferma che questa analisi è corretta solo in assenza di rigidità salariali. Se però aggiungiamo l'ipotesi che i salari sono rigidi verso il basso (ad esempio a causa di sindacati, salario minimo statale, contratti a lunga scadenza, o altri fattori), secondo Keynes seguirà un aumento della disoccupazione.

Cerchiamo quindi di dimostrare che tesi keynesiana (14) è falsa. Procediamo per assurdo. La traccia della dimostrazione è: supponiamo che i salari siano rigidi verso il basso, e facciamo vedere che il ragionamento keynesiano produce una contraddizione.

Dimostrazione. Supponiamo che diminuisca la domanda di moneta. Supponiamo anche che i salari siano rigidi verso il basso. Questo significa che l'opzione di diminuire i salari non è disponibile. Questo significa che i dipendenti non offrono la stessa quantità di lavoro di prima per un salario minore di prima (poiché non posso offrire ciò che non è disponibile). Questo è come dire che l'offerta di lavoro non è aumentata. Questo (vedi punto 13) implica che la domanda di moneta non è aumentata. E questo contraddice l'ipotesi iniziale (che la domanda di moneta sia aumentata). Quindi abbiamo ridotto all'assurdo il ragionamento keynesiano.

Quindi, anche in presenza di salari rigidi, il ragionamento è sbagliato.

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Riassumendo: abbiamo ottenuto che, se aumenta la domanda di moneta, non è vero che la disoccupazione aumenterà. Infatti, se aumenta, significa che l'offerta di lavoro non è aumentata, e quindi che la domanda di moneta non è aumentata. Il che contraddice l’ipotesi.

Esprimiamo tutto questo senza usare il concetto di domanda di moneta, e tornando al vecchio concetto (equivalente) di “smettere di spendere soldi”. Abbiamo dimostrato che, se la gente spende meno, non è vero che la disoccupazione aumenterà. Infatti, se la disoccupazione aumenta, significa che l'offerta di lavoro non è aumentata; quindi la domanda di moneta non è aumentata. Ma questo implica che la gente non sta spendendo meno, il che contraddice l’ipotesi.

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Quindi, se la gente spende meno durante una recessione, questa non può essere una causa della recessione, ma può essere al massimo una conseguenza.

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[1] In inglese “hoarding”, che si traduce con “fare incetta di soldi”, o “accatastare soldi”, come fa Zio Paperone.

domenica 14 febbraio 2010

L'ascesa della Cina e il declino degli Stati Uniti


Dopo una lunga pausa, dovuta al fatto che stavo producendo questo software, sono riuscito a trovare il tempo di tradurre un importante ed audace brano del libro "Crash Proof" di Peter Schiff, economista e gestore di fondi di investimento, uno dei pochi economisti che avevano denunciato la bolla immobiliare e predetto la recente depressione.

Le tesi più salienti del libro sono che: 1) nei prossimi anni il dollaro crollerà e lo yuan salirà; 2) il motivo per cui ciò avverrà è che il debito pubblico degli USA verso le altre nazioni, e in particolare verso la Cina, è così grande che gli USA non saranno mai in grado di ripagarlo, in quanto hanno perso le strutture produttive necessarie per farlo; 3) poco dopo il dollaro crollerà anche l'euro; 4) quando ciò avverrà, il potere d'acquisto dei cittadini statunitensi ed europei crollerà e quello dei cinesi salirà; i ruoli attuali si invertiranno: i cinesi cominceranno a consumare e noi occidentali a produrre; 5) i soli tra di noi a conservare il potere d'acquisto precedente saranno quelli che avranno investito in Asia e in particolare in Cina, Giappone, Hong Kong e Singapore. Morale: se dovete investire dei soldi, o se possedete già degli asset denominati in euro o dollari e non in yuan, è importante che leggiate questo libro.

Il brano su cui mi concentro oggi contiene un'analisi dell'economia cinese e risponde a due domande interessanti: i cinesi sono comunisti? C'è un nesso tra il boom economico e il fatto che la Cina non è una democrazia?

La parola a Peter Schiff.

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Una volta l’America inondava il mondo di beni a basso costo e di alta qualità. Oggi, per contro, l’America è un produttore ad alto costo e con una reputazione di bassa qualità. Ma ciò che è significativo è che, quando l’America era quella che produceva a prezzo minore, i salari che pagava erano i più alti del mondo.

Oggi si crede erroneamente che il fattore principale che permette ai produttori di fare prezzi bassi siano i bassi salari. La realtà è che ci sono fattori molto più importanti: il basso costo del capitale e l’assenza di tassazione e di regolamentazione di Stato. Quando gli americani risparmiavano molto ad avevamo una moneta sana, i tassi di interesse reali erano naturalmente molto bassi. Questo significava basso costo del capitale, il che a sua volta permetteva la superiore produttività dei lavoratori. [In altre parole, i lavoratori in America erano più produttivi dei lavoratori di altre nazioni perché potevano servirsi di una quantità maggiore di capitale; NdM]. Avendo tasse molto basse e regolamentazioni minime, i produttori americani potevano pagare i salari più alti del mondo pur essendo coloro che producevano a minor prezzo nel mondo.

Oggi, invece, i produttori ad alta qualità e basso prezzo si trovano tutti in Asia. Alcuni Paesi come la Cina hanno salari più bassi di quelli negli USA, mentre altri, come il Giappone, hanno salari più alti. Ma la vera differenza è che il costo del capitale è più basso a causa dei tassi di risparmio più alti, delle minori tasse, e della minore quantità di regolamenti. Sembra sorprendente, ma nella “Cina comunista” gli imprenditori hanno maggiore libertà di quanta ne abbiano in America. È molto più facile aprire un’impresa in Cina che in America.

Pensate a tutte le regolamentazioni a cui gli imprenditori americani devono sottostare. Come possiamo competere con quei Paesi che non impongono quelle vessazioni eccessive [che fanno salire i costi di produzione, NdM] ? C’è qualcuno che crede che gli USA sarebbero potuti diventare una grande potenza con tutte le leggi, regolamentazioni, e tasse che esistono oggi? Avremmo potuto davvero colonizzare il West se i treni a vagone avessero dovuto fare i conti con tutti i regolamenti che sono in vigore oggi, avessero dovuto trattenere le tasse, ed avessero dovuto tener traccia delle proprie spese per pagare le proprie tasse sul reddito?

Il vantaggio della Cina è che non è una democrazia

Qualcuno sosterrà che l’affidabilità economica della Cina è limitata perché non è una democrazia. Io sostengo il contrario, cioè che la Cina avrà tanto successo precisamente perché non è una democrazia.

Quello che è di vitale importanza per il successo economico non è il diritto di voto ma è la libertà economica, il che significa la protezione della proprietà privata, il Governo del Diritto [in inglese “Rule of Law”, a volte discutibilmente tradotto con “Stato di Diritto”, NDM], e la riduzione al minimo di tasse e regolamenti. Si potrebbe ragionevolmente sostenere che, quando c’è la libertà economica, le elezioni libere rivestono solo un’importanza secondaria, e che, quando non c’è libertà economica, poter votare non ha alcun valore. Scegliere tra due oppressori è come non avere alcuna scelta. Ricordate, l’Unione Sovietica aveva le elezioni e quasi tutti votavano (l’alternativa essendo un soggiorno in Siberia).

La parola democrazia oggigiorno viene usata in modo impreciso; è utile ricordare che una delle ragioni principali del successo economico dell’America nel suo primo periodo di esistenza fu che i nostri padri fondatori comprendevano la differenza tra la democrazia, che riconoscevano essere una forma di governo populista con implicazioni controproducenti per il capitalismo [Nota mia: la democrazia è un sistema in cui la gente, mediante il voto, decide come deve essere usata la roba altrui; cioè un sistema in cui tutti compiono atti invasivi su tutti, impunemente.], e il governo repubblicano, che enfatizzava il concetto di bilanciamento di poteri, ad esempio mediante il Collegio Elettorale e i termini senatoriali alternati [staggered senatorial terms], progettati per tenere a bada le malefiche forze della democrazia. James Madison, il padre della Costituzione, scrivendo nei Federalist Papers, disse “Le democrazie... sono sempre risultate incompatibili con la sicurezza personale o con i diritti di proprietà; e hanno avuto in generale una vita tanto breve quanto la loro fine è stata violenta.” Dopo che la Costituzione fu ratificata [e imposta con la forza ad una popolazione che non l’aveva mai liberamente sottoscritta, NdM], domandarono a Benjamin Franklin “Quale forma di governo ci avete dato, Mr Franklyn?” e la sua risposta fu: “Una repubblica, se riuscite a tenervela”. Forse, se fossimo riusciti a mantenerla tale, non avrei avuto bisogno di scrivere questo libro.

Per quelli di voi che credono erroneamente che, nella mente dei fondatori, gli Stati Uniti fossero una democrazia, basta che diate un’occhiata alla Costituzione: la parola democrazia non compare una sola volta. Anzi, l’articolo 4, sezione 3, dice “Gli Stati Uniti garantiranno ad ogni Stato dell’Unione una forma di governo repubblicana”. Se avete ancora dei dubbi, recitate il “Pledge of Allegiance” e fate attenzione alle parole.

Il nuovo allineamento economico

La verità è che negli USA la libertà economica, proprio come una moneta sana, è un ricordo lontano, così come le tasse basse, la poca regolamentazione, e gli alti tassi di risparmio. Il “vantaggio comparato” che avevamo una volta, che consisteva nella libertà e in un governo limitato, è svanito. Questi vantaggi ora prevalgono in Asia e, per questa ragione, l’Asia sta divenendo l’attore dominante dell’economia globale.

Proprio come gli Stati Uniti una volta presero il posto della Gran Bretagna come più grande economia mondiale, lo scettro economico sta per essere trasferito all’Est del mondo. Il Giappone e la Cina saranno i nuovi leader, e la Cina in particolare possiede il potenziale per emergere come l’economia dominante nel mondo.

Entrate in un negozio qualunque, o guardate dentro casa vostra. Praticamente tutto ciò che contengono è stato prodotto in Cina. E questo non è solo il risultato del basso costo del lavoro che c’è in Cina. Ci sono molte aree nel mondo in cui il costo del lavoro è molto minore che in Cina, ma che non esportano niente. La vera ragione del successo della Cina è la libertà economica.

La Cina è un paese comunista solo di nome. In un vero regime comunista le persone non sono produttive. Importavamo forse qualcosa dall'ex Unione Sovietica? Naturalmente no.

La Cina è destinata a prendere il posto del Giappone come il più grande Paese Creditore dell’America. Prendevamo forse in prestito dei soldi dall’Unione Sovietica? No. Anzi, eravamo noi a prestare loro soldi ogni anno. Non potevano permettersi neppure di acquistare il nostro grano, così che dovevamo far loro credito. La Cina, invece, il grano lo esporta.

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giovedì 6 agosto 2009

Perché esistono le depressioni?

Questo post è il primo di una serie dedicata al libro "Meltdown" dell'economista Thomas E. Woods. Il libro si propone di spiegare che cosa ha causato la depressione del 2008, e in generale che cosa causa i cicli dell'economia (cioè l'alternanza tra boom e depressioni.). In un capitolo successivo Woods parlerà anche della Grande Depressione degli anni '30. La traduzione è mia.

Capitolo quarto

Siamo abituati al fatto che, nella vita economica, momenti positivi si alternano inevitabilmente a momenti di crisi. Proprio come la luna e la marea si alzano e abbassano ciclicamente all'infinito, così diamo per scontato che l'economia proceda per boom e recessioni. Il prezzo mediano delle case in tutte le città degli Stati Uniti è aumentato del 150% dall'agosto del 1998 fino all'agosto del 2006. Nei due anni successivi i prezzi delle case sono scesi del 23%. Il numero di default e foreclosure dei mutui è cresciuto in maniera astronomica. Il mercato azionario ha seguito un corso simile: quando la borsa di New York ha chiuso il 9 ottobre 2007, l'indice industriale Dow Jones era a 14164.53, la chiusura più alta di tutti tempi. 13 mesi dopo, il 20 novembre 2008, si è chiuso a 7582.29: un calo del 46.7%.

Le crisi sono sempre accompagnate a tragedie personali, e stavolta la tragedia è più visibile del solito: molti fondi pensione sono stati prosciugati; la disoccupazione è aumentata: nel novembre del 2008 la disoccupazione era salita fino al 6.7%. Tra l'altro, se calcoliamo queste cifre nel modo in cui il governo le calcolava negli anni 70 (prima di iniziare a "massaggiare" i dati per renderli più gradevoli), il tasso di disoccupazione a novembre era uno spaventoso 16.7%. Le tragiche ripercussioni di queste crisi sulle vite delle persone vengono sempre usate per giustificare l'intervento dello Stato, vuoi per creare una rete di sicurezza, vuoi per produrre nuove regolamentazioni mirate ad "appiattire" i cicli economici --- cicli che, si sostiene, sono un problema inerente al mercato libero. Ma sono davvero così inevitabili? E' proprio vero che l'economia di mercato è suscettibile di enormi errori imprenditoriali incomprensibili ed improvvisi, oppure questi errori sono causati da qualcosa che si trova al di fuori del mercato? Questa non è una domanda puramente accademica: gli americani che attualmente si trovano in difficoltà mentre [la crisi diminuisce il loro tenore di vita] hanno diritto ad una spiegazione. Mentre i politici e i media discutono il da farsi come se recitassero frasi imparate a memoria, ci promettono di impedire un nuovo collasso come quello che stiamo attraversando adesso. Se vogliono avere una minima speranza di successo, devono comprendere le cause del ciclo economico; che cosa causa queste violente oscillazioni. Se i politici saranno meticolosi ed onesti nel cercare il colpevole, non saranno compiaciuti quando scopriranno che cosa si trova alla fine di questa catena di indizi: non il capitalismo, non l'avidità, non la mancanza di regolamentazione, ma un'istituzione creata dal governo stesso.

Sciami di errori simultanei

Nessuno si sorprende quando un'impresa deve chiudere: le imprese nascono e muoiono continuamente. Gli imprenditori non sono infallibili e, a volte, fanno previsioni sbagliate circa i desideri dei consumatori. Ad esempio, gli imprenditori possono calcolare in modo errato i costi di produzione, o non riuscire a prevedere gli schemi dei gusti dei consumatori, o sottostimare la quantità di risorse necessarie ad adeguarsi alle regolamentazioni imposte dal governo che cambiano di continuo; o fare molti altri tipi di errori. Insomma, il fallimento di un'impresa è l'inevitabile conseguenza della nostra incapacità di conoscere il futuro con certezza. Ma quando una grande quantità di imprese, tutte allo stesso tempo, soffrono perdite ingenti o falliscono, questo è un fenomeno che dovrebbe sorprenderci. Una cosa sono le perdite sofferte da una singola impresa (di nuovo, nessuno sa prevedere il futuro con certezza); ma perché così tanti uomini di affari dovrebbero commettere degli errori tutti nello stesso momento? Dopo tutto, le forze di mercato scartano gradualmente tutti gli imprenditori che non sono bravi ad amministrare il capitale e a prevedere la domanda dei consumatori, punendoli con perdite, e, se la loro inefficienza persiste, buttandoli completamente fuori dagli affari. Quindi perché dovrebbero gli uomini di affari, anche quelli in affari da molto tempo, e che hanno passato il test del mercato anno dopo anno, commettere tutti improvvisamente gli stessi tipi di errori? L'economista britannico Lionel Robbins ha sostenuto che questo sciame di errori richiede una spiegazione: perché i capi di imprese nelle varie industrie che producono beni di produzione dovrebbero fare errori di giudizio allo stesso tempo e nella stessa direzione? Questo schema (apparente prosperità economica seguita da una generale depressione economica) viene chiamato "ciclo economico", o ciclo boom-bust, o ciclo boom-crisi. Ha esso una causa, oppure è una caratteristica inerente dell'economia di mercato, come ha sostenuto Karl Marx? Questa domanda oggi è importante, perché l'amministrazione Obama è entrata al potere dando la colpa del collasso economico alla mancanza di regolamentazione e al mercato stesso, promettendo la consueta soluzione governativa. Per impedire un altro doloroso "scoppio" della bolla economica, dobbiamo sapere che cosa ha prodotto lo scoppio attuale; dobbiamo scoprire che cosa causa il ciclo economico. Possiamo trovare un indizio nel fatto storico che le depressioni hanno effetti particolarmente gravi nelle industrie che producono beni capitali (per esempio materie prime, costruzioni, equipaggiamenti e macchinari, e cose simili) e relativamente meno gravi nei settori che producono beni di consumo diretto (matite, cappelli, cornici). In altre parole, le cose che i consumatori materialmente comprano non soffrono della depressione tanto quanto soffrono le cose prodotte negli stadi più alti della produzione, le cose che sono più lontane dall'essere prodotti finiti, pronti per il consumo. Perché mai dovrebbe essere così?

Come funzionano le cose in un mercato libero

L'economista F.A. Hayek vinse il premio Nobel per l'economia nel 1974 per una teoria del ciclo economico che possiede un enorme potere esplicativo, specialmente in luce della crisi finanziaria del 2008, crisi che così tanti economisti non sono riusciti a spiegare. Il lavoro di Hayek, che si basa su una teoria sviluppata dall'economista Ludwig Von Mises, individua la radice del ciclo boom-depressione nella Banca centrale (nel nostro caso la Federal Reserve, o FED), cioè quella stessa istituzione che si considera il protettore dell'economia e la fonte di sollievo per i cicli economici. Nel capitolo 6 parleremo molto più in dettaglio di che cosa è la Federal Reserve e come funziona. Per adesso è sufficiente dire che la FED, che ha aperto le sue porte nel 1914, dopo l'approvazione del Federal Reserve Act nel 1913, è un organo che ha la facoltà di espandere e contrarre la quantità di moneta nell'economia, e può quindi far aumentare e diminuire i tassi di interesse. Investigare sulla quantità di moneta ha senso quando si cerca la radice di un problema che investe tutta l'economia: dopotutto la moneta è l'unica cosa che è presente in tutti gli angoli del mercato, come ha notato Lionel Robbins nel suo libro del 1934 intitolato "Grande Depressione". Egli chiese: non è probabile che dei disturbi che influenzano molte linee di industrie allo stesso tempo saranno trovati avere cause monetarie? In particolare il "colpevole" risulta essere l'interferenza della Banca centrale con i tassi di interesse. I tassi di interesse sono dei prezzi: i prezzi dei prestiti. Prendere in prestito dei soldi o del capitale è un bene economico, per cui, per prenderli in prestito, si paga un prezzo. Quando metti dei soldi in un conto corrente, oppure compri delle obbligazioni, tu sei colui che presta. Il tasso di interesse che guadagni è il prezzo che ti stanno pagando per i tuoi soldi. Come per tutti i beni, l'offerta di prestiti a volte aumenta o diminuisce; ed anche la domanda di prestiti può aumentare o diminuire. La domanda e l'offerta di prestiti determinano il prezzo di un prestito, cioè il tasso d'interesse. Se le famiglie risparmiano più soldi, o le banche vogliono prestare più soldi, coloro che vogliono prendere soldi in prestito devono pagare di meno; cioè il prezzo da pagare per un prestito diminuisce; cioè i tassi d'interesse scendono. Se invece c'è una corsa per ottenere dei prestiti, o c'è una scarsità di offerta di prestiti, i tassi di interesse salgono. Questo è ciò che avviene nel mercato libero, in cui il prezzo è stabilito dalla legge della domanda e dell'offerta.

Ci sono alcuni effetti di questa dinamica che potrebbero non essere ovvi sulle prime e che contribuiscono ad avere un'economia in buona salute. Cominciamo con il caso in cui la gente risparmia più di prima, in tal modo aumentando l'offerta di soldi prestabili e di capitale prestabile, e quindi diminuendo i tassi di interesse. Dal punto di vista di un'impresa, tassi di interesse più bassi significano che adesso è redditizio iniziare progetti a lungo termine che non sarebbero redditizi con tassi di interesse più alti. Le imprese quindi rispondono ai tassi più bassi cogliendo l'opportunità di avviare progetti a lungo termine, mirati ad aumentare la loro capacità produttiva futura, per esempio espandere strutture esistenti, o costruire nuovi stabilimenti, o acquistare nuovi equipaggiamenti e macchinari. Guardate la cosa anche dal punto di vista del risparmiatore che aumenta i suoi risparmi: il fatto che tu hai aumentato i tuoi risparmi vuol dire che tu hai relativamente diminuito il tuo desiderio di consumare nel presente; questo è un altro incentivo per le imprese ad investire nel futuro, cioè intraprendere progetti di investimento di elevata durata temporale che diano i loro frutti nel futuro, con un occhio alla produzione futura, anziché produrre e vendere cose oggi. D'altra parte, se la gente ha un desiderio forte di consumare adesso, risparmierà di meno, quindi i tassi di interesse saranno più alti, il che renderà meno attraente per le imprese intraprendere progetti a lungo termine; la grande quantità di denaro dei consumatori che è sul tavolo adesso rende conveniente produrre e vendere oggi. Il modo di esprimere questa felice situazione è dire che il tasso di interesse coordina la produzione attraverso il tempo. Assicura che le forze di mercato siano dosate in un mix compatibile: se la gente vuole consumare adesso, le imprese rispondono di conseguenza; se la gente vuole consumare in futuro, le imprese allocano le loro risorse di conseguenza, per soddisfare questo desiderio. Per esempio, le imprese non riserveranno molte risorse alla ricerca e sviluppo, quando i consumatori preferiscono che esistano più beni adesso.

Ma a questo punto entra in scena la Banca centrale (FED). Il tasso di interesse può effettuare questa funzione di coordinamento solo se gli si permette di aumentare e diminuire liberamente, in risposta ai cambiamenti della domanda e dell'offerta. Se la Banca centrale manipola i tassi di interesse, non dovrebbe sorprenderci se osserviamo uno scoordinamento su scala enorme. Come vedremo dopo, la Banca centrale può utilizzare vari strumenti per manipolare i tassi di interesse e farli aumentare o diminuire. Supponiamo che la Banca diminuisca i tassi di interesse. Come abbiamo visto, sul mercato libero i tassi di interesse scendono perché i cittadini stanno risparmiando di più. Ma quando la Banca centrale diminuisce i tassi di interesse in modo artificiale, i tassi non riflettono più il reale stato della domanda dei consumatori e in generale delle condizioni economiche: la gente non ha davvero aumentato i propri risparmi o indicato un desiderio di diminuire il proprio consumo presente. Questi tassi di interesse artificialmente bassi ingannano gli investitori: fanno improvvisamente sembrare redditizi alcuni investimenti che in condizioni normali sarebbero correttamente giudicati non redditizi. Dal punto di vista dell'economia complessiva, vengono prese decisioni di investimento irrazionali; l'attività di investimento è distorta. La politica di "credito facile" della Banca centrale fa credere alle imprese che ora sia un buon momento per investire in progetti a lungo termine. Ma in realtà i cittadini non hanno manifestato alcuna intenzione di voler posporre il loro consumo presente in modo da liberare risorse che le imprese possano impiegare per progetti a lungo termine. Anche nel caso in cui alcune imprese riescano effettivamente a portare a termine il loro progetto nonostante il livello di risparmio dei consumatori relativamente basso, c'è ragione di credere che in futuro, quando le imprese vorranno vendere il prodotto finito e ottenere così i benefici del loro investimento a lungo termine, i consumatori non avranno abbastanza potere d'acquisto per acquistare il prodotto.

Quindi il fatto che la Banca centrale abbassa i tassi di interesse fa sì che vada persa la connessione [tra i desideri dei consumatori e le azioni degli imprenditori]. La coordinazione della produzione attraverso il tempo viene sabotata. In un momento in cui i cittadini non hanno mostrato alcuna diminuzione del desiderio di consumare nel presente, vengono incoraggiati investimenti a lungo termine che daranno i loro frutti solo nel lontano futuro. I consumatori non hanno scelto di risparmiare, rilasciando così risorse utilizzabili negli stadi più alti della produzione. Che cosa significa esattamente dire che "i consumatori non hanno rilasciato risorse utilizzabili negli stadi più alti della produzione"? Pensate ai soldi che guadagnate come al compenso per beni e servizi che voi avete prodotto (o avete contribuito a produrre). Se voi usate oggi una frazione minore di quei soldi per acquistare beni e consumarli, state risparmiando una frazione maggiore di quegli stessi beni; e quindi state aumentando la riserva complessiva di risparmi reali da cui i produttori possono attingere.

Anziché fare ciò (aumentare i risparmi e diminuire i consumi), per effetto della Banca centrale i cittadini fanno l'esatto contrario: il tasso di interesse più basso incoraggia i cittadini a risparmiare di meno, e quindi a consumare di più, in un momento in cui anche gli investitori stanno cercando di attrarre risorse verso di sé, per investirle; l'economia viene quindi "stirata" in due direzioni opposte allo stesso tempo; le risorse vengono allocate in modo errato, incanalate verso linee di produzione che non possono essere sostenute a lungo termine. Infatti, man mano che l'impresa si avvicinerà a completare i suoi progetti, scoprirà che le risorse di cui ha bisogno (come la manodopera, i materiali, i pezzi di ricambio, ecc., chiamate dagli economisti "fattori complementari della produzione") non sono disponibili in quantità sufficiente: la riserva complessiva di risparmi reali dei cittadini si è rivelata più piccola di quanto gli imprenditori avevano previsto, e i fattori complementari della produzione di cui gli imprenditori hanno bisogno risultano essere più scarsi di quanto si aspettavano; quindi il prezzo di questi fattori della produzione (manodopera e altre risorse) sarà più alto di quanto gli imprenditori si aspettassero, e i costi dell'impresa saliranno. Per finanziare questi imprevisti aumenti nei prezzi degli input, le imprese avranno bisogno di ricorrere a prestiti in misura maggiore. Questo aumento nella domanda di prestiti farà aumentare i tassi di interesse. La dura realtà comincia ora a rivelarsi: alcuni di questi progetti non possono essere completati. Semplicemente, nell'economia non esiste ancora abbastanza ricchezza per finanziarli tutti: la ricchezza necessaria non è stata prodotta. Erano stati soltanto i tassi di interesse artificialmente bassi ad ingannare gli investitori facendo loro credere che lo fosse.

In altre parole, l'economia può sostenere solo un certo numero di progetti di investimento allo stesso tempo. Il tasso di interesse è il meccanismo con cui il mercato libero limita il numero di progetti che si riescono ad iniziare; è il meccanismo che impedisce che vengano iniziati più progetti di quanti il pool di risparmi dei cittadini possa sostenere a lungo termine. Quando il tasso di interesse viene abbassato artificialmente, vengono concessi più prestiti, e vengono iniziati più progetti; ma non vengono magicamente create le risorse reali aggiuntive necessarie per completarli tutti.

Inoltre, i progetti che vengono iniziati in questo ambiente compromesso sono diversi da quelli che sarebbero stati iniziati in un mercato libero: Ludwig Von Mises, per descrivere un'economia che è sotto l'influsso di tassi di interesse artificialmente bassi, usa la metafora di un costruttore di case che crede erroneamente di avere più mattoni di quanti ne ha realmente. Costui costruirà una casa le cui dimensioni e proporzioni sono diverse da quelle che avrebbe scelto se avesse conosciuto la vera quantità di mattoni in suo possesso. Egli non sarà in grado di completare questa casa più grande con i mattoni che ha. Prima scopre qual è la vera quantità di mattoni in suo possesso, meglio è, perché in questo caso può ricalibrare i suoi piani di produzione, prima che una parte troppo grande della casa sia stata costruita, e prima che una parte troppo grande del suo lavoro e del suo materiale sia stata dilapidata. Se lo scopre solo verso la fine della produzione, dovrà distruggere quasi tutta la casa, e sia lui che la società nel complesso saranno più poveri a causa del suo spreco di quelle risorse.

A breve termine, il risultato dell'abbassamento dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale è una ricchezza apparente: il boom. In questa fase, il valore delle azioni e degli immobili schizza verso l'alto; si iniziano ovunque nuove costruzioni; le imprese espandono le loro capacità; e i cittadini godono di un alto tenore di vita. Ma si tratta di un'economia drogata, e la realtà inevitabilmente si riafferma: alcuni di questi investimenti risulteranno insostenibili e dovranno essere abbandonati, e le risorse a loro dedicate sono state completamente o parzialmente sprecate.

La fantasia di Keynes: il boom permanente

Abbiamo visto una delle ragioni per cui la Banca Centrale non può semplicemente iniettare più credito nell'economia e fare in modo che lo stato di boom prosegua indefinitamente. Eppure l'economista John Maynard Keynes (che è sospettosamente tornato di moda a Washington nonostante la sua teoria sia crollata all'inizio degli anni settanta in quanto non poteva spiegare l'esistenza contemporanea di inflazione e stagnazione) propose esattamente questo: il rimedio per il boom non è un tasso di interesse più alto, ma un tasso di interesse più basso, perché ciò permette al boom di rimanere. Il rimedio giusto per il ciclo economico non è abolire i boom, tenendoci permanentemente in una quasi-recessione, ma abolire le recessioni, tenendoci permanentemente in un quasi-boom.

Come al solito, Keynes stava inseguendo una fantasia. Più la Banca Centrale produce inflazione [e quindi tiene i tassi di interesse artificialmente bassi], peggiore sarà l'inevitabile crisi. [Il motivo per cui la crisi è inevitabile è che le risorse reali necessarie per completare i progetti non esistono; non sono state prodotte. Stampare nuova moneta, o diminuire ulteriormente i tassi, come prescrive Keynes, non può alterare questo fatto; non può creare nuove risorse reali dal nulla. Quindi la crisi non può essere evitata. Woods passa ora a illustrare i vari modi in cui la crisi prima o poi si manifesta. NdM.] Ogni nuova onda di credito artificiale non fa altro che deformare ulteriormente la struttura della produzione, rendendo l'inevitabile recessione più grave, perché molto più capitale è stato sprecato, e così tante risorse sono state allocate in modo errato. Più si permette al processo di continuare, più l'economia si sposta in una direzione insostenibile, proprio come il costruttore di case nell'esempio di Mises si mette in guai sempre più grossi man mano che lavora alla casa sotto un'impressione errata di quanti mattoni possiede. Avrebbe potuto riuscire a costruire una casa con i mattoni che aveva ma, credendo di averne di più di quanti ne avesse in realtà, comincia a costruire un diverso tipo di casa, una che non ha abbastanza mattoni per completare. Quando diventa chiaro che una così gran parte del boom non è sostenibile a lungo termine, nasce una pressione a liquidare l'investimento errato, cioè terminare il lavoro e svendere l'attrezzatura. Il capitale è salvabile, e viene liberato per altre imprese, dove il suo bisogno è più urgente. Se la Banca Centrale ignorasse questa pressione, e continuasse semplicemente ad inflazionare la quantità di moneta, Mises avverte che corre il rischio di produrre iperinflazione, una inflazione rapidissima che distrugge la moneta stessa. [cosa recentemente verificatasi nello Zimbabwe, NdM.]

L'iperinflazione, o la cessazione da parte della Banca Centrale di una politica di credito facile per paura dell'iperinflazione, non sono gli unici due modi in cui la recessione può iniziare: ce n'è un terzo. I tassi di interesse artificialmente bassi stimolano i venture-capital (investimento a lungo termine) e la produzione di beni di consumo (investimento a breve termine), "stirando" l'economia in due direzioni opposte a spese della parte intermedia: la manutenzione del capitale esistente (investimento a medio termine). Quindi, se il governo cerca di mantenere in piedi il boom iniettando continuamente nuova moneta in circolazione, il capitale logorato e manutenuto in modo insufficiente prima o poi ridurrà la capacità dell'economia di offrire ai consumatori beni di consumo. In altre parole, le forze di mercato prima o poi riallocheranno le risorse, sottraendole ai venture-capital e ai settori di consumo e indirizzandole verso la manutenzione, terminando in tal modo il boom. Per un esempio facile da capire di questo processo, vedere l'articolo di Robert P. Murphy, "l'importanza della teoria del capitale" (in inglese qui).

Scrivendo durante la Grande Depressione, F. A. Hayek criticò aspramente coloro che credevano di poter evitare il disastro mediante l'inflazione della moneta, mantenendo bassi i tassi di interesse indefinitamente: "Anziché lasciare che i malinvestimenti prodotti dal boom negli ultimi 3 anni siano liquidati, è stato fatto tutto il possibile per impedire che un riequilibrio avvenisse; uno di quei trucchi, che è stato tentato ripetutamente senza successo, dai primi ai più recenti stadi della depressione, è la politica di espansione di credito. Combattere la depressione con una espansione forzata di credito significa cercare di curare il male con gli stessi mezzi che lo hanno prodotto: dato che stiamo soffrendo per un dirottamento dei mezzi di produzione, vogliamo dirottarli ulteriormente. Questa pratica può solo condurre a una crisi molto più grave non appena l'espansione di credito terminerà. È probabilmente a questo esperimento, assieme ai tentativi di impedire le liquidazioni una volta che la crisi è arrivata, che dobbiamo l'eccezionale gravità e durata della depressione." La recessione o la depressione è il triste e necessario processo di correzione con cui gli investimenti errati avvenuti nel periodo del boom, dopo essere finalmente rivelatisi per ciò che sono, vengono liquidati, reimpiegati da qualche altra parte nell'economia, dove possono contribuire a produrre qualcosa che i consumatori vogliono davvero. La nostra ricchezza e i beni non vengono più dirottati verso investimenti non sostenibili, con domanda inadeguata e risorse insufficienti. Le imprese falliscono e i progetti di investimento vengono abbandonati. Sebbene questa fase (la recessione o depressione) sia tragica per molte persone, non è in questa fase che il danno è stato fatto: lo scoppio della bolla è il periodo in cui l'economia smaltisce gli investimenti errati e l'allocazione errata del capitale, ristabilisce la struttura della produzione lungo linee sostenibili, e ritorna ad essere in buona salute. Il danno è stato fatto durante la fase del boom, il periodo di falsa prosperità che precede lo scoppio della bolla: è allora che l'abbassamento artificiale dei tassi di interesse causa il dirottamento del capitale e l'avvio di investimenti non sostenibili. È allora che risorse che avrebbero realmente soddisfatto la domanda dei consumatori vengono dirottate verso progetti che hanno senso solo in luce delle condizioni temporanee e artificiali del boom. Per il costruttore di case della nostra favola, il danno non è stato fatto quando ha abbattuto i muri della casa eccessivamente grande che non avrebbe mai potuto completare; il danno è stato fatto quando ha piazzato i mattoni su un'area troppo ampia. A nessuno piace la disoccupazione e il fallimento delle imprese, naturalmente. Ma non sarebbero stati necessari se il boom artificiale non fosse stato stimolato in primo luogo.

Come possiamo vedere ora, la teoria austriaca riesce con successo a rispondere alle due domande originali: lo sciame di errori simultanei avviene perché l'abbassamento artificiale dei tassi di interesse inganna sistematicamente gli investitori, i quali compiono decisioni di investimento come se nell'economia esistessero più risorse risparmiate di quante ne esistono davvero. Dato che queste risorse in realtà non esistono, non tutti i progetti che sono stati iniziati possono essere completati. La crisi è più grave e dolorosa nelle industrie che producono beni di produzione rispetto alle industrie che producono beni di consumo, perché quel settore è il più sensibile ai cambiamenti nei tassi di interesse, e quindi attrae investimenti in misura sproporzionata.

Il consulente di investimenti Peter Schiff traccia un'analogia tra il boom artificiale e un circo che arriva in città per qualche settimana. Quando il circo arriva, i suoi attori e il pubblico frequenteranno i ristoranti locali e le imprese locali. Ora supponete che un ristoratore concluda erroneamente che questo boom nei suoi affari durerà permanentemente. Allora potrebbe rispondere espandendo i propri locali o forse costruendone di nuovi. Ma, appena il circo lascia la città, il nostro imprenditore scopre di aver tragicamente sbagliato i calcoli. Ha senso cercare di salvare questo povero sfortunato mediante l'inflazione? In altre parole, dovrebbe il sistema bancario creare nuova moneta dal nulla, e prestarla a costui, al fine di mantenere redditizia la sua impresa? Creare nuova moneta non crea nuove cose. Prestare a questo imprenditore moneta creata dal nulla gli permette semplicemente di indirizzare verso se stesso una parte maggiore del pool di risorse presenti nell'economia, a spese delle imprese sane, che rispondono davvero ai desideri reali dei consumatori. Renderlo dipendente dal credito facile non fa altro che prolungare l'allocazione errata delle risorse: questo ristorante è un'attività "da bolla", che può esistere solo nelle condizioni fasulle della bolla. Questa impresa deve terminare, così che le risorse che essa teneva impegnate possano essere riallocate verso linee di produzione più sensate.

È importante ricordare un'altra cosa. Tutte le imprese sono influenzate dal boom artificiale; non solo quelle che cominciano nuovi progetti di investimento e che sono nate solo grazie all'esistenza del credito facile. Ad esempio, durante il picco della bolla dot-com nell'anno 2000, la Microsoft, che era stata fondata ben prima del boom, si è trovata di fronte a una scarsità di fattori della produzione, scarsità che viene predetta dalla teoria austriaca. La compagnia ha cominciato a fare fatica a trovare dipendenti e a mantenerli, specialmente a Silicon Valley. Mises osservò che al fine di continuare la produzione, nella scala allargata prodotta dall'espansione di credito, tutti gli imprenditori (sia quelli che hanno espanso la loro attività sia quelli che hanno prodotto solo entro i limiti in cui producevano prima) hanno bisogno di fondi aggiuntivi, perché i costi di produzione salgono.

Notate che il fattore che fa precipitare il ciclo economico non ha niente a che fare con l'economia di mercato di per sé. È la politica del governo di spingere i tassi di interesse sotto il livello a cui il mercato libero li avrebbe stabiliti. La Banca centrale è un'istituzione governativa, creata dalla legislazione dello Stato, il cui personale viene eletto al governo, e che gode del privilegio di un monopolio concesso dal governo. È il caso di ripetere: l'intervento della Banca centrale nell'economia fa nascere il ciclo economico. E la Banca centrale non è un'istituzione che esisterebbe nel mercato libero.

La teoria in sintesi

Ecco un sommario di ciò che la teoria austriaca afferma:

1. i tassi di interesse possono scendere in due modi: a) il pubblico risparmia di più, oppure b) la Banca centrale li abbassa artificialmente.

2. gli imprenditori rispondono ai tassi di interesse più bassi iniziando nuovi progetti. I progetti tendono a essere quelli che sono più sensibili ai tassi d'interesse; in particolare avvengono nei cosiddetti "stadi più alti della produzione": miniere, materie prime, costruzioni, macchinari, eccetera. In altre parole, gli investimenti avvengono nei processi di produzione che sono più lontani dal prodotto finito (il prodotto pronto per essere consumato).

3.A. Se il tasso di interesse è più basso per cause naturali (ad esempio perché la gente risparmia di più) allora il mercato funziona bene: i consumi che la gente ha posposto forniscono le risorse necessarie affinché i nuovi investimenti iniziati dalle imprese possano essere completati.

3.B. Se il tasso d'interesse è più basso per cause artificiali (ad esempio per la manipolazione della Banca centrale) allora questi progetti non possono essere tutti completati: le risorse necessarie per completarli non sono state risparmiate dai cittadini. Gli investitori sono stati fuorviati ed indotti a iniziare linee di produzione che non possono essere sostenute.

4. immaginate un costruttore di case che creda erroneamente di avere il 20% di mattoni in più di quelli che ha realmente: egli costruirà un tipo diverso di casa da quella che costruirebbe se avesse un conteggio accurato della sua quantità di mattoni. (Supponete che non possa comprare più mattoni.) Le dimensioni sarebbero differenti. Lo stile sarebbe differente. E più a lungo egli va avanti senza capire il suo errore, peggiore sarà il momento in cui lo scoprirà. Se scopre l'errore solo alla fine, dovrà distruggere l'intera costruzione, e tutte quelle risorse e quel tempo di lavoro saranno state dilapidate. La società sarà più povera di quella quantità.

5. l'economia è come il costruttore di case: forzare i tassi di interesse ad essere più bassi di quelli che il mercato avrebbe stabilito fa sì che gli attori economici agiscano come se esistessero più risorse di quelle che esistono in realtà. Una porzione di questo nuovo investimento è quindi un malinvestimento: un investimento lungo linee che avrebbero avuto senso se esistessero risorse risparmiate sufficienti per completarle, ma che non hanno senso alla luce delle risorse attualmente disponibili nell'economia.

6. il recente boom immobiliare è un esempio classico di questa teoria in azione. I tassi di interesse artificialmente bassi hanno dirottato enormi quantità di risorse verso la costruzione di case. Adesso sappiamo che ciò non era sostenibile. C'è un limite al numero di case da 900.000 dollari che la gente era in grado di comprare con i pochi risparmi che aveva messo da parte.

7. Prima termina la manipolazione monetaria, prima si riesce a eliminare il malinvestimento, e a redirigere le risorse male allocate verso linee di produzione sostenibili. Più a lungo cerchiamo di mettere delle toppe, peggiore sarà l'inevitabile crisi. Il costruttore di case nel nostro esempio sarebbe stato molto meglio se avesse scoperto prima il suo errore, perché molte meno risorse sarebbero state irrimediabilmente dilapidate. Lo stesso vale per l'economia nel complesso. Più a lungo si aspetta, più male fa.

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Un'obiezione ragionevole alla teoria austriaca è la seguente: perché le imprese non riescono semplicemente ad imparare a distinguere tra tassi di interesse bassi che riflettono un aumento nei risparmi reali della gente e tassi di interesse bassi che riflettono niente più che la manipolazione da parte della Banca centrale? Perché non imparano la teoria austriaca del ciclo economico, ed evitano di espandersi quando la Banca centrale cerca di dare avvio a un boom artificiale? La risposta è che non è così facile. Prima di tutto, persino la maggior parte degli economisti non è al corrente della teoria austriaca del ciclo economico; figuriamoci se questo argomento viene insegnato nei corsi per imprenditori. Anche gli imprenditori che conoscono la teoria austriaca e che sanno con certezza assoluta che la Banca centrale sta mantenendo i tassi di interesse artificialmente bassi potrebbero ancora avere interesse a prendere in prestito quei soldi ed avviare nuovi progetti, sperando che il loro progetto sarà uno dei fortunati e che possano avere successo prima che arrivi lo scoppio. Se invece non fanno niente e restano con le mani in mano, non reagendo ai tassi di interesse bassi, i loro avversari lo faranno di sicuro, e potrebbero riuscire ad ottenere quote di mercato alle loro spese. Qualcuno abboccherà all'amo.

La teoria austriaca non è intesa per spiegare la durata della persistenza della depressione. È una teoria del boom artificiale, che culmina nello scoppio. La durata della recessione è tanto più lunga quanto più il governo impedisce all'economia di riallocare la forza lavoro e il capitale verso schemi di produzione sostenibili. L'interferenza del governo (nella forma di tetti massimi ai prezzi, tetti minimi ai salari, prestiti di emergenza, liquidità aggiuntiva, ulteriore inflazione monetaria, e così via) mirano tutti a diminuire il dolore a breve termine, al prezzo di esacerbare l'agonia a lungo termine. Ogni tentativo di uscire dalla crisi mediante inflazione, iniettando nuova moneta creata dal nulla, e quindi mantenendo i tassi di interesse artificialmente bassi, rende soltanto più doloroso l'inevitabile collasso. Il malinvestimento deve terminare ed essere liquidato, e non incoraggiato e premiato con sussidi, se si vuole che la struttura della produzione ritorni ad essere sostenibile.

Ci saranno sempre coloro che, non comprendendo la situazione, chiederanno iniezioni monetarie sempre più grandi, per cercare di mantenere vivo il boom, ma il loro numero è salito alle stelle a partire dall'autunno del 2008. Roger Nightingale, strategista economico di Pointon York, tutt'altro che solo nel 2008, ha esortato le banche centrali di tutto il mondo ad abbassare i tassi di interesse fino a zero. "Non sto parlando di 50 punti base" ha detto. "Dobbiamo portare i tassi letteralmente a zero. Gli europei devono andare a zero; gli inglesi molto vicino a zero; i giapponesi naturalmente non possono che andare a zero". Ha aggiunto che anche lo zero potrebbe non essere abbastanza. [Recentemente l'economista Mankiw, autore del più venduto testo di economia al mondo, ha auspicato tassi di interesse negativi, NdM.] Il governatore della Banca d'Inghilterra Marvin King ha detto che era pronto a ridurre i tassi a qualunque livello sia necessario, compreso lo zero. (continua)

mercoledì 15 luglio 2009

La parabola dello scambio equo

Un viaggiatore povero e un viaggiatore ricco attraversavano il deserto assieme. A metà tragitto, la borraccia del viaggiatore povero si forò. Il viaggiatore comprese che, senza acqua, non sarebbe sopravvissuto fino alla città. Il ricco aveva acqua in eccesso, quindi il povero gli chiese di dargliene una piccola parte. Il ricco lo fissò a lungo, pensieroso, poi rispose:
"Ti darò acqua sufficiente a sopravvivere. In cambio, voglio che tu firmi un contratto. Nel contratto, dichiari di cedere a me ogni tua proprietà: la tua casa, il tuo denaro, il tuo cammello, e qualunque altra cosa tu possieda. Non solo: dovrai anche cedermi la metà dei tuoi guadagni futuri per i prossimi cinque anni. Allora mi riterrò soddisfatto.".
Il viaggiatore povero, non avendo altra scelta all'infuori della morte, accettò lo scambio e firmò il contratto. Ma, una volta giunto in città, sentendo di essere stato vittima di un'ingiustizia, si recò ad una corte di giustizia nota in tutto il Paese per la sua equità. La reputazione di questa corte era così grande che, se il giudice si fosse pronunciato in favore del povero giudicando nullo il contratto, il ricco avrebbe rinunciato ad impossessarsi degli averi del povero, per non essere considerato un criminale dal resto del Paese e trattato come tale.

Una volta di fronte al giudice, il povero parlo così:
"Non è stato uno scambio equo: quel farabutto ha preteso la mia casa e tutti i miei soldi in cambio di una misera borraccia d'acqua! Inoltre, si è approfittato del mio stato di necessità: mi ha fatto quel prezzo inaudito solo perché sapeva che non avevo altra alternativa che la morte. Sono stato vittima di sfruttamento ed estorsione.

Per questi motivi, chiedo che il contratto sia dichiarato nullo da questa Corte.".

Il giudice rispose: "Emetterò il verdetto soltanto se ti impegni a rispettarlo qualunque esso sia.". Il povero, sicuro di essere dalla parte del giusto, accettò. Il giudice emise quindi il verdetto:

"Il tuo compagno di viaggio ha dato a te una borraccia d'acqua senza la quale saresti morto. Quindi, in ogni senso, egli ti ha salvato la vita.

Ma ha voluto anche ottenere qualcosa per sé. Ed ora tu sostieni che egli ha ottenuto troppo; cioè che lo scambio non è stato equo.

E' vero che ha ottenuto troppo? Esaminiamo ciò che lui ha dato a te e confrontiamolo con ciò che tu hai dato a lui. Cerchiamo di capire se vale di più ciò che lui ha dato a te o ciò che tu hai dato a lui.

Ciò che lui ha dato a te ha fatto per te la differenza tra vivere e morire. D'altra parte, ciò che tu hai dato a lui non ha fatto per lui molta differenza, perché lui era già molto ricco in partenza.

Ciò che lui ha dato a te, per te valeva moltissimo. Ciò che tu hai dato a lui, per lui valeva pochissimo.

Quindi c'è una sproporzione tra il valore che lui ha dato a te e il valore che tu hai dato a lui: lui ha dato a te molto più di quanto tu hai dato a lui. Senza di lui, tu ora saresti morto. Senza di te, per lui non sarebbe cambiato quasi nulla.

Quindi è vero che lo scambio non è stato equo. Ma per il motivo opposto a quello che tu denunci. Il problema è che tu hai dato a lui pochissimo, lui ha dato a te moltissimo. Se c'è uno di voi due che ha "sfruttato" l'altro, quello sei tu.

Per compensare questa sproporzione, e rendere lo scambio più equo, io raddoppio il tuo debito verso di lui: da oggi gli sei debitore della metà di ciò che guadagnerai per 10 anni, anziché per 5 anni.



mercoledì 6 maggio 2009

Quiz: la curiosa donazione

Vediamo chi lo risolve :)

Nell'Inghilterra del diciannovesimo secolo, molte strade erano costruite da privati e in seguito donate al pubblico. Con la donazione, la strada diveniva proprietà pubblica, su cui chiunque poteva transitare senza pagare pedaggi. Perché i proprietari facevano ciò, dopo aver speso tanto per acquistare le terre e costruirvi la strada?

Suggerimenti: 1. non c'erano incentivi statali o esenzioni fiscali; 2. la cosa sarebbe potuta accadere anche in un paese non monarchico; 3. stiamo parlando di strade vere e proprie, fatte per gli spostamenti della popolazione; non di quelle brevi stradine di raccordo che oggi si usano per connettere la strada principale a qualche edificio commerciale.

Risolto da Giuseppe Regalzi. La soluzione è dopo i puntini.
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I costruttori possedevano terreni adiacenti alla strada, i quali aumentavano di valore (essendo vicini a una strada frequentata).